Eucaristia L’ultima Omelia

Eucaristia L’ultima Omelia

Eucaristia L’ultima Omelia

PÈRE OLIVIER MAIRE

 

 

 

 

Martire della carità, il padre Olivier Maire, 61 anni, è stato assassinato il 9 agosto 2021 a Saint-Laurent-sur-Sèvre, mettendo in pratica la spiritualità di san Luigi Maria Grignion di Montfort che ha predicato in numerosi ritiri e conferenze in tutto il mondo: forte devozione alla Vergine Maria, amore della Sapienza, evangelizzazione degli ambienti popolari e rurali, servizio dei poveri. Missionario monfortano dal 1986, prete dal 1990, è stato animatore nelle campagne, cooperatore in Haïti, formatore dei novizi in Uganda… Eletto provinciale di Francia dal 2011, organista, era rimasto semplice e accogliente.

La prima lettura, dal Primo libro dei Re (19,4-8), la storia del profeta Elia, getta una nuova luce sul mistero dell’Eucaristia. Elia, in fuga dall’ira della regina Gezabele, si dirige a sud, verso il monte Oreb. Dopo una giornata di cammino, si riposa sotto un cespuglio, con una brocca d’acqua e una focaccia cotta sulle pietre. [È] qualcosa che puoi toccare, che puoi vedere, che contiene qualcosa che puoi effettivamente vedere, un pane che puoi effettivamente mangiare, ed è questo pane, questo cibo che è qui per noi, non solo per il profeta Elia, ma anche per noi. L'Eucaristia è il pane del regno. L’Eucaristia, non l’avremo più in paradiso, è una verità essenziale da conoscere. In paradiso non ci sarà più l’Eucaristia. L’Eucaristia, è questo cibo che Dio ci dona per il cammino in questo mondo. È un cibo concreto, il corpo e il sangue di Cristo, che sono lì per ricordarci del nostro cammino oggi, per il qui e ora. È il primo messaggio che le letture odierne ci danno sul mistero dell'Eucaristia, il pane del cammino, il pane del nostro pellegrinaggio terreno. 
Nel Vangelo (Gv 6,41-51), Gesù continua la lunga omelia che ha pronunciato nella sinagoga di Cafarnao. E quando dice, nell’omelia: “Io sono il pane disceso dal cielo”, loro cominciano a recriminare contro di lui, a mormorare contro di lui, dice letteralmente il testo. Una espressione che ci rimanda direttamente al libro dell’Esodo, dove il popolo ebraico mormorava, recriminava contro Mosè e Aronne e contro Dio, perché gli mancava il cibo. E Gesù disse: “Sì, io sono veramente il pane del cielo” e i mormorii della gente di Cafarnao si concentreranno su qualcosa che è fondamentale. Dissero: “Noi conosciamo suo padre, conosciamo Giuseppe. Lui è il figlio di Giuseppe e noi conosciamo anche suo padre”. Allora, siccome è l’omelia che Gesù fa e che Giovanni ci riporta, dobbiamo fare attenzione ai dettagli. È un testo di Gesù, un insegnamento di Gesù, che ogni parola veicola. Ecco cosa dicevano gli abitanti di Cafarnao: “Non è costui Gesù, figlio di Giuseppe? Noi conosciamo suo padre”. Non trovate che questa frase è un po’ curiosa? Avrebbero potuto dire: “Ah bene, non è questo il figlio di Giuseppe e di Maria – punto e basta –?”. Ma è scritto: “Non è Gesù, figlio di Giuseppe, di cui conosciamo il padre e la madre?”.
C’è un piccolo stacco nel testo. Voi sapete, i testi della parola di Dio sembrano solo lisci, ma in realtà i testi della Bibbia sono pieno di sporgenze e lì, abbiamo una sporgenza. “Gesù, figlio di Giuseppe”, questo è ciò che la gente sapeva, ciò che qui tutti sappiamo. Gesù è il figlio di Giuseppe, il falegname. Ma la gente di Cafarnao dice: “Conosciamo suo padre e sua madre”. No, sapevano che Gesù è figlio di Giuseppe, ma no, non conoscono suo padre né sua madre. Sanno cose su Gesù, ma il mistero di Gesù come Figlio di Dio, non lo conoscevano. E anche non potevano saperlo. Credevano di sapere chi fosse veramente il padre e chi fosse veramente la madre di Gesù. Ma di Gesù sapevano solo che era il figlio di Giuseppe. Il mistero della divinità, che Gesù è figlio di Dio, questo non lo sapevano. E non sapendo che Gesù è figlio di Dio, non potevano capire la frase di Gesù: “Io sono il Pane disceso dal cielo”. Per loro Gesù era solo terreno, proveniva da quest’uomo: Giuseppe. Non conoscevano il mistero del Figlio: «Egli è il Figlio del Padre, è davvero disceso dal cielo”. E in questo testo, san Giovanni ci dice: per comprendere il mistero dell’Eucaristia, è necessario comprendere bene chi è il Figlio. Il mistero della persona di Gesù Cristo è legato al mistero dell’Eucaristia. Il mistero dell’Eucaristia è legato al mistero della persona del Figlio. Così diceva uno dei primi teologi della Chiesa, sant’Ireneo di Lione: «Se Gesù Cristo non è nato in una vera carne, carne della nostra carne, allora il pane che noi condividiamo, il corpo di Cristo non è il suo vero corpo, e se noi non comunichiamo veramente al corpo di Cristo, noi non siamo salvati, noi siamo perduti”.
Se il corpo di Cristo è il corpo di qualcuno che non ha avuto la carne della nostra carne e le ossa delle nostre ossa, allora questo corpo di Cristo che condividiamo sulla terra è solo pane e se è solo pane, non siamo salvati. Se è solo pane, allora non c’è più risurrezione della carne.
Ora, se la carne non è rigenerata da questo pane che è veramente il corpo di Cristo, se Gesù Cristo non è realmente un corpo, allora il pane che condividiamo è solo pane, non è più il corpo di Cristo. E se questo pane non è più il corpo di Cristo, allora comunicando a quel pane noi non riceviamo mai la vita eterna e tutto ciò che Gesù dice. Tutto ciò che Gesù ha detto nella sinagoga di Cafarnao, tutto ciò è vento. Ma no, Gesù Cristo, è proprio il Figlio della Vergine Maria, veramente, davvero Figlio di Dio. È perché è vero Dio e vero uomo che il pane che noi condividiamo è veramente il suo corpo e il suo corpo ci dà la vita eterna. 
Il mistero del Figlio e il mistero dell'Eucaristia sono legati. Negare l’uno è negare l’altro. Se il pane dell'Eucaristia è solo pane, non posso dire che la nostra gioia scaturisce dalla divinità del Figlio.
E Gesù cerca di spiegare ai suoi ascoltatori il mistero della sua divinità: il Padre, nessuno l’ha mai visto. Dio, nessuno l’ha mai visto, se non il Figlio che dall’eternità contempla il volto del Padre. Ed è questo Figlio, Gesù Cristo, ci dice san Giovanni, che è venuto a rivelare il Padre. E nessuno ascolta il suo insegnamento se non viene a me. Venire al Figlio è ricevere l’insegnamento del Padre, è ricevere la parola di Dio Padre. E ciò che Gesù dice è importante: il mistero dell’Eucaristia, il mistero di Cristo non si ferma a Cristo. Il Cristo ci conduce al Padre. Andare a Cristo è ascoltare questa parola che ci viene dal Padre. Come il mistero dell’Eucaristia ci conduce sempre al Padre.
Non so se avete notato, ma la maggior parte o tutte le preghiere della Messa sono rivolte al Padre, per mezzo del Figlio, nello Spirito. Cristo ci porta al Padre. Anche la grande preghiera della Chiesa, la grande preghiera dell'Eucaristia ci porta per mezzo di Cristo al Padre.
Le preghiere eucaristiche sono tutte rivolte a Dio. È il grande movimento della liturgia, ciò che dice Gesù. “Chi viene a me riceve l’insegnamento del Padre, riceve la parola del Padre”.
Gesù ci porta sempre al Padre suo. Ma venire a Gesù non è mai il risultato della nostra iniziativa. Che lo sappiamo o no, se andiamo verso Gesù è perché il Padre ci ha attirato qui. Se siete qui, da Gesù, se siete venuti questa sera è perché il Padre vi ha attirati, perché per mezzo del Figlio possiate unirvi a lui e lui possa avvicinarsi.
Anche questo è un mistero: perché ci sono persone che credono e perché ce ne sono altre che non credono? Perché tra i battezzati ci sono alcuni che praticano e altri che non praticano? Perché alcuni vivono l’Eucaristia come qualcosa di straordinario e perché altri partecipano all’Eucaristia così, un po' superficialmente?
È il mistero di questo [modo di fare] di Dio. Dio attrae. Alcuni sono attratti altri no. Ciò non significa che quelli che non sono attratti sono rigettati, ma questo è il modo di agire di Dio.
Dio, quando ha iniziato la sua alleanza con l’umanità, non ha scelto tutta umanità, ha scelto un popolo, un popolo particolare. Cristo ha aperto questa chiamata a tutte le nazioni, ma non a tutte le nazioni nella loro totalità, sono piccole scelte. Il Padre di Montfort chiamava ciò “predestinazione” - piccole scelte da tutte le Nazioni. Sono attratti. Non perché gli altri siano rifiutati, ma perché questo mistero ha a che fare con il modo di agire di Dio, con un mistero di elezione.
La Scrittura ci dice, vedete, è come i frutti o i raccolti, si dovevano offrire le primizie. Non si offre a Dio tutto il raccolto. Se si offriva a Dio l’intero raccolto, cosa sarebbe rimasto da mangiare? Ma si offre un po’ del raccolto perché sia santificato tutto il raccolto. Ebbene, nell’umanità Dio fa la stessa cosa. Egli attira alcuni affinché tutta l’umanità possa essere santificata. “Nessuno viene a me se il Padre non lo attira”.  E poi Gesù continua la sua omelia: “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. Letteralmente, il pane che darò è la mia carne, per la vita del mondo. Il pane che viene dato è la carne del Figlio ed è per la vita del mondo. È la stessa cosa, ma Gesù distingue due realtà per aiutarci a comprendere il mistero dell’Eucaristia. L’Eucaristia è questo pane che noi condividiamo, l’ostia, che veramente ci è donata. Quando riceviamo l’ostia, essa ci appartiene. Un tempo si usava dire alla scuola materna: “Dare è dare, riprendere è rubare”. Quando Dio, quando Gesù dona sé stesso, si dona realmente. L’Eucaristia, il pane disceso dal cielo che Dio ci dona, ci dona questo alimento. Ed è talmente dato che quando lo mangiamo, viene digerito e scompare. Il dono che Dio fa di sé è un dono davvero reale che l’Eucaristia esprime in un modo assolutamente straordinario. Anche l’Eucaristia, quando è data, possiamo prenderla e farne ciò che vogliamo. Ci sono anche persone che ricevono l’Eucaristia e che con essa faranno ogni genere di magia nera o di stregoneria, e la profanano, perché Gesù è presente. E quando qualcuno profana un’ostia, Gesù non se ne va da questa ostia, perché lui si è dato e poiché ha dato sé stesso, non riprende sé stesso. Da qui la fede, consolidata nella Chiesa cattolica, della permanenza della presenza di Cristo nell’Eucaristia. Una volta che il pane è consacrato, è consacrato. Perché quando Dio da sé stesso, si dona realmente e non si riprende indietro. I molti doni di Dio sono senza ritorno. E poi disse: “È la mia carne che è per la vita del mondo”. E il pane che ci è dato, ne faremo ciò che vogliamo, noi lo riceviamo per la maggior gloria di Dio nella santità, ma il corpo di Cristo rimane. E questo corpo di Cristo, la sua carne, è qualcosa che Gesù ha detto [essere] per la vita del mondo. Gesù Cristo non vive per sé stesso. Gesù Cristo vive perché noi abbiamo la vita. Tutta la vita di Gesù è un dono che Egli ci fa. La sua vita non gli appartiene più. Egli è morto, sulla croce, per darci la vita. “Il pane che io do è la mia carne per la vita del mondo”. Gesù, è per la nostra vita. Non è per il Padre suo, è per noi. È nato ed è morto per noi. E l’Eucaristia è per noi, la sua carne che è per la vita del mondo, e il pane che è dato. 
Ma c’è una cosa che non è un dettaglio secondario e che san Paolo ci ricorda. Altrove, nella Scrittura si dice: “Quando sei invitato a un pranzo, guarda attentamente ciò che c’è, cosa viene servito sulla mensa, perché un giorno dovrai dare di nuovo lo stesso pasto”. Questo vale per la mensa eucaristica. Cristo ci ha invitato a questo pasto eucaristico, dove il Padre ci ha attirato. Allora dobbiamo guardare con attenzione a ciò che viene servito in tavola perché quando siamo ci comunichiamo, ci impegniamo a ridonare lo stesso. Poiché su questa tavola riceviamo il corpo di Cristo che si dona a noi, la cui vita, carne, corpo, è per la vita del mondo, noi dobbiamo fare lo stesso. È ciò che dice San Paolo, è la conclusione della seconda lettura (Ef 4,30; 5,2): cercate di imitare Dio, poiché siete suoi figli prediletti. Vivete nell’amore, come Cristo vi ha amato. Egli ha dato sé stesso per voi - è il pasto che ci viene servito, che ci sarà servito - offrendo sé stesso in sacrificio a Dio come soave odore.  Comunicando all’altare, noi riceviamo il corpo di colui che concretamente si è dato a noi, la cui vita non è per sé stesso, ma per noi. Nel ricevere il suo corpo, noi ci impegniamo a fare lo stesso: che anche la nostra vita sia donata a Cristo, per la vita del mondo, al nostro livello e tra di noi. Ma dobbiamo restituire lo stesso pasto, dobbiamo servire lo stesso [menu]. Comunicando al corpo di Cristo … si dona a noi … Dobbiamo anche noi donare noi stessi a Cristo.  Questo è ciò che San Luigi Maria Grignion di Montfort chiamava “la consacrazione”; dal momento che Gesù si è dato a noi, noi dobbiamo donarci a lui divenendo il corpo di Cristo.

Amen.


Basilica di San Luigi Maria Grignion di Montfort
Saint Laurent sur Sèvre
8 agosto 2021

 

 

 

L’ultimo giorno di padre Olivier Maire

Domenica 8 agosto, padre Olivier Maire, Missionario
Monfortano, anima all’organo la messa solenne delle 10.30
Nel pomeriggio tiene un concerto d’organo in Basilica dalle 16.00 alle 17.30.
Alle 18.30 celebra la messa della domenica sera, lì dove era stato ordinato sacerdote.
La sua omelia sull’Eucaristia cattura molti fedeli e diversi di loro sono andati a ringraziarlo dopo la messa.
La sera va a riposarsi, prima di raggiungere Colui che aspettava il suo servo buono e fedele.
Padre Olivier parlava sempre dalla pienezza del cuore, soprattutto con le sue omelie.
Succede che alcuni prendano appunti o attivino il loro cellulare! È il caso di quella sera.
In tal modo abbiamo potuto raccogliere il testamento spirituale sull’Eucaristia di colui che è divenuto testimone della carità.

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